“Sogno di un precario”
con Mercedes Martini
Estratto dallo spettacolo "Dreaming in reading" sul tema dei sogni interpretato dall'attrice Mercedes Martini accompagnata dal pianista Fabio Vernizzi e dal contrabbassizta Riccardo Barbera, andato in scena a Cavi di Lavagna il 23 agosto 2010. Le parole di Mercedes fanno riflettere sulla situazione amara di moltissimi giovani.
Pubblicato da: Redazione il 02/09/2010
in: Diritti e Rovesci
Tags: lavoro , politica, leggi , povertà , primo maggio
“Sogno del naufragio”
con Mercedes Martini
In un sogno un naufrago è su una zattera ed un altro annaspa per tenersi a galla … Il monologo è interpretato da Mercedes Martini nel corso dello spettacolo "Dreaming in reading" andato in scena a Cavi di Lavagna il 23 agosto 2010 con l’accompagnamento musicale di Fabio Vernizzi e Riccardo Barbera
Pubblicato da: Redazione il 02/09/2010
in: Diritti e Rovesci
Tags: accolti o respinti , lavoro , povertà
Europa Cristiana
Vittorio Rapetti, Azione cattolica di Acqui Terme
Si proclama e si invoca l'Europa Cristiana
forse sarebbe meglio considerare lo stato reale del cristianesimo oggi nel nostro continente
(portando anche un po' di rispetto per quei milioni di persone che seguono altre fedi o che non credono)
ma è anche opportuno conoscere "l'ispirazione" e gli obiettivi dei soggetti (nostrani) che urlano queste affermazioni ed il modo di usare la religione a fini politici la riflessione che segue, di Sergio Paronetto, v.presidente nazionale di Pax Christi, offre spunti significativi tanto sul versante ecclesiale che civile
Pubblicato da: Redazione il 01/09/2010
in: Diritti e Rovesci
Tags: accolti o respinti , politica, leggi , razzismo
IL CRISTIANESIMO ANTIEVANGELICO DELLA LEGA
di Sergio Paronetto
Guardiamo in profondità. Si sta sgretolando lo stato di diritto. Stiamo vivendo una fase di rottura costituzionale. Accanto al populismo aziendalista berlusconiano, sta fiorendo un populismo etnocentrico tradizionalista cattolico in prospettiva europea.
Da tempo la Lega parla di “superamento della forma di Stato” dichiarando che “i futuri soggetti territoriali costitutivi sono le comunità di popolo”, espressione tipicamente nazista (volksgenosse, il vero cittadino, membro del popolo-comunità). Si sta consolidando una nuova xenofobia. Rinasce un “cristianesimo senza Cristo” basato sul binomio sangue-suolo.
Con il leghismo trionfa una logica tribale basata sulla gestione del mercato della paura e sull’ossessione della sicurezza armata. In regioni ricche di risorse democratiche ma incattivite dalla globalizzazione, la proposta populista sembra capitalizzare molte proteste esibendosi come religione civile settaria e guerriera (“comunalista”). A supportarla, sta il cemento di una rete finanziaria che vede la Lega mescolarsi all’Opus Dei e alla Compagnia delle Opere. Ciò che spinge alcuni parroci e cattolici padani a “tollerare” una religione simile non sono solo interessi di bottega ma alcune “idee forti”: la difesa di un’identità cattolica già formata, l’esibizione ideologica del diritto naturale, l’esaltazione della “nostra gente” contraria ai vizi della modernità, la funzione di coesione sociale della Chiesa che può sentire omogenee le “comunità organiche”.
Ossessiva è la polemica contro il Concilio Vaticano II, ritenuto origine di ogni male. Presentandosi come il partito dei “valori non negoziabili”, la Lega sta diventando il soggetto emergente di un nuovo patto costantiniano. Devoti e ringhiosi, i soldati celtici frequentano i salotti vaticani. Tra tutte le spese elettorali, osserva Giancarlo Zizola, i cosiddetti valori non negoziabili sono quelli che costano meno e rendono di più. A volte, sembra che costino così poco da essere buttati nella spazzatura. Un patto simile sarebbe il trionfo del relativismo-nichilismo. Se la religione diventa preda di forze politiche che la sfruttano a proprio favore, il rischio per la novità del Vangelo è immenso. Bossi gioca col linguaggio armato, Borghezio rilancia lo spirito di Lepanto, Calderoli attacca Tettamanzi, Zaia e Cota sembrano ‘gentiluomini di sua santità’, Tremonti evoca un “nuovo risorgimento” tutto “Dio, Patria e Famiglia”.
Il leghismo vuole conquistare l’anima popolare. In realtà è la fede cristiana a rischiare di perdere l’anima. Sta sorgendo un nuovo anticristianesimo. Credenti e uomini di Chiesa devono valutare bene discorsi-provvedimenti contrari all’umanità e alla fede. Alcune dichiarazioni ecclesiastiche (tra l’ingenuo e il complice) non sono all’altezza dei gravi problemi sollevati dal leghismo, pronto a mobilitarsi contro il cardinale di Milano o ad offendere il Pontificio Consiglio dei Migranti. La rottura costituzionale in atto, sposandosi al rifiuto della Dottrina Sociale della Chiesa, ci porterebbe non solo al totalitarismo ma all’idolatria o all’eresia più radicale. La Settimana Sociale dei Cattolici parlerà anche di questo?
Settembre 1943, due giovani donne.
di Lorenzo Mazzucato (Conques)
TIGULLIO A TEATRO 2010, Santa Margherita Ligure
Di Primarosa Pia
Cos’è un palco se non un po’ di assi di legno poggiate su un sopralzo?
Immaginate un palco, montato sotto le chiome maestose di un ulivo maestoso, con a sinistra gli stucchi candidi delle aperture aperte e illuminate di una antica villa patrizia vestita di rosso, a destra il rigoglioso incombere di un incantevole giardino di piante rare e macchia mediterranea dominata da altissime, esili palme, il cielo gravido di profumi del mare che traspare e sfuma dal pallido indaco al buio della notte…
..ed ecco che per i circa duecento fortunati, anche giovani, che per tre sere di giornate di un agosto maturo che fortunatamente non hanno mantenuto le promesse di pioggia immancabili nel pomeriggio, potrebbe bastare, dopo essersi inerpicati fin lassù, tra le scalinate e i vialetti selciati in rizzata genovese, i piccoli ciottoli naturali neri e bianchi disposti a mosaico, godersi il sogno di un paradiso a portata di sguardo…
..ma le assi di legno non sono lì per banalizzare il panorama, ne sono parte integrante, indispensabile, quando un uomo o una donna le cammina e le rende vive…
..le rende vive di parole, di gesti, che diventano storie, emozioni, vita vissuta di esperienze tragiche, pietre miliari del nostro recente bagaglio di donne e uomini liberi.
La prima sera Pino, solo, raro equilibrio di chiaro recitare con ritmi lenti se pur tesissimi, ci racconta di Töne, e ascoltando le descrizioni del grande Mario Rigoni Stern per noi il maestoso ulivo diventa un “mugo”, i vialetti ordinati, viottoli dell’Altopiano ma anche camminamenti attraverso confini “cosa sono i confini, se non invenzioni per giustificare la presenza di limiti e guardiani?” [cito a memoria], la villa, una casetta un po’ fuori dal paese, con sul tetto un ciliegio che la guerra non risparmierà. Sono i primi del 1900 e il giovane intrepido, che non si contenta di sottostare al destino del montanaro, lo sfida a viso aperto e lo sfugge, ma quando poi, quasi vecchio, vorrebbe trovare là, tra la famiglia e il gregge, la quiete del riposo, ecco la vendetta, crudele: i confini sfidati, ancora loro, nella loro esistenza negata, diventano teatro di contesa e lui, stanco e vecchio di passi e fatiche, riprende la lotta. La prigionia nel Campo tedesco, prove generali dei terribili KL che allestirà il nazismo, è resistenza, fame e resistenza, ricordi e resistenza, silenzio e resistenza. Lo sostengono poche, chiare, salde radici, efficaci per consentirgli di tornare a respirare l’aria gelida dei suoi monti, e morire serenamente nell’effimera primavera che lo rapisce nel sonno.
La seconda sera è Pierpaolo, il versatilissimo interprete di una varietà di personaggi che si concretizza negli abitanti di un paesino della Sardegna dal nome che somiglia ad un abbraccio: Aragolè. Un omaggio a Francesco Masala, uomini e donne descritti con parole, espressioni e gesti, nella loro fisicità ma anche nel loro essere più intimo, profondo, al di là dei comportamenti che hanno evocato i soprannomi e delle caratteristiche che li accomunano quasi tutti, le labbra bianche di anemia, povertà estrema, che impoverisce perfino il sangue nelle vene. Variegata normalità di una comunità coesa, che pare crescere e rinnovarsi a prescindere dagli eventi esterni, fino al giorno dell’ingresso a gamba tesa della seconda cartolina rossa, quella che richiama quasi tutti gli uomini per la guerra. La partenza del treno, già, sempre il treno.. carri bestiame, è il primo dramma collettivo: gli uomini esorcizzano la paura con sorrisi e spacconate, le donne danno libero sfogo alle prime lacrime, cui ne seguiranno moltissime altre.
Per i soldati accomunati da quella lingua dolce che a Pierpaolo pare a tratti sfuggire come fresca acqua di fonte, ci saranno altri treni, e un avamposto sperduto nella steppa russa, dal quale solo Culubiancu tornerà all’abbraccio del paese per raccontare la tragica sorte dei compagni.
La racconta ogni anno, attraverso i rintocchi delle campane, note forti e decise, che penetrano nei cuori, per non cancellarvi i ricordi.
Inevitabile tornare la terza sera, la sera della sintesi.. sul palco Stefania, Marco, e Matteo.
Agnese è invecchiata nelle sue certezze, forte e coriacea della consapevolezza che “ciò che si deve fare si fa” e nell’orgoglio di ciò che ha fatto: “tutto pur di cacciare i tedeschi!”. Ultima di una generazione che ha visto l’intera vita sconvolta dagli anni in cui il diritto alla spensieratezza è stato travolto dal dovere di difendersi, trova accettabile il suo isolamento perché condotto in alto, al di sopra dei meschini maneggi della vita normale, irraggiungibile fino a quando non irrompe Matteo, vent’anni, inconsapevole, sofisticato frutto della società per cui Agnese e tanti giovani come lei, da giovani, hanno pagato un prezzo così alto. Lei è la concretezza, le radici, la roccia delle certezze certe, Matteo è l’insicurezza, la sensibilità estremizzata fino al logoramento dei rapporti famigliari ma anche del suo stesso fisico, quasi un essere soprannaturale, fatto di aria, talmente incapace di influire sul presente che perfino all’idea di strappare erba alla terra preferisce la morte. Il filo della vita che compie il suo cammino si tende ma non si spezza, tra i due è il seme della continuità problematica, del futuro che oltrepassa i desideri e le intenzioni, fecondato dalle emozioni, umane, dolci, condivise emozioni.
Le certezze di Agnese diventano dubbi, Matteo intravvede un orizzonte possibile ma non può rimanere, se ne vanno entrambi, chi resta è la metafora del presente che inquieta, la cieca arroganza di chi crede che l’essenza della vita consista nell’egocentrico cinismo dell’apparire, possedere, prevaricare, umiliare.
Primarosa Pia
Rapallo 25 agosto 2010
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